Oct 20 2009

Legende = Papelli ?

link immagine

Dopo aver riportato l’immagine digitale del famoso “papello” e’ doveroso continuare questo mio articolo citando wikipedia riguardo la parola “insabbiamento”.

“Per insabbiamento, occultamento, (a volte si usa il termine inglese cover up) si intende il tentativo di coprire le fonti dalle quali provengono una violazione legislativa od un crimine e che spesso coinvolgono un’intera organizzazione o solo i suoi responsabili.

A volte questi tentativi vengono messi in atto persino dagli organi di governo istituzionali.”

Ci sono prove,ci sono ricordi di persone vicine ai fatti,c’e’ Di Pietro che era il terzo giudice da far saltare in aria dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio,e con tutta probabilita’ Borsellino poteva essere protetto in modo decisamente migliore perche’ si sapevano tante cose sul suo annunciato attentato.E’ un dato di fatto che lo stato italiano abbia trattato con la Mafia,come e’ un dato di fatto che per la salvezza di tanti politici collusi e’ stato concesso di  sacrificare pochi ineguagliabili eroi.

Non e’ questo il paese di cui vado fiero,a causa di rappresentanti inetti,corrotti,bramosi di gloria e denaro che spesso mi fanno vergognare di essere italiano.

Eppure non capisco…l’ingiustizia continua a prevalere in quest’Italia che sta andando a rotoli e noi non riusciamo ancora a ribellarci a questa piccola casta di politici corrotti che ormai fa il buono e il cattivo tempo?

“Esigo” un’Italia che mi renda fiero di essere italiano…

ogni giorno,nel mio piccolo, faccio del mio meglio affinche’ questo avvenga,e invito chiunque sia d’accordo con me a fare lo stesso…

diffondete le informazioni che in tv non verrano mai date,parlatene,discutetene,studiate,rendete viva la speranza di poter creare un’Italia migliore…perche’ se non pensiamo noi al nostro futuro,non ci sara’ nessun altro che lo fara’ per noi.

ad maiora


Sep 30 2009

Per non dimenticare…con brividi annessi

la nostra storiella di oggi inizia cosi’ :

YouTube Preview Image

poi rivedo certe interviste…fatte da un giornalista con la G maiuscola(non dai lacche’ come Feltri,Vespa e Fede)…ma davvero tanti tanti anni fa’…e mi vengono i brividi perche’…beh e’ facile capire il perche’:

Biagi intervista Berlusconi part1

YouTube Preview Image

Biagi intervista Berlusconi part2

YouTube Preview Image

e sappiamo tutti come e’ andata a finire per Biagi e Luttazzi

Enzo Biagi al ritorno a “il Fatto” dopo l’editto bulgaro di Berlusconi

YouTube Preview Image

Biagi intervista Luttazzi part 1

YouTube Preview Image

Biagi intervista Luttazzi part2

YouTube Preview Image

e visto che oggi mi sento davvero in forma nel riproporre argomenti che non DEVONO ESSERE ASSOLUTAMENTE DIMENTICATI,ripropongo questi documenti:

Alcune pagine significative de “La Padania” del 1998

Padania del 08-07-1998 pagina 1

Padania del 13-06-1998 pagina 1

Padania del 19-08-1998 pagina 2

Dopo 11 anni altri 10 quesiti da un giornale totalemente diverso per fazione e ideologia,la Repubblica,che come sempre non hanno avuto risposta

10

Ripeto,si parla di anni e anni fa.Dopo tutto questo mi dite la differenza che c’e’ tra ieri e oggi?Forse ora capite perche’ mi sono venuti i brividi.

(tutte le immagini appartengono ai leggittimi proprietari)

ad maiora


May 23 2009

23 maggio 1992

link immagine

“Sono le 17,48 quando su una pista dell’aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c’è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E’ la sua scorta.
Tutto è a posto, non c’è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull’autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà  sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c’è Antonio Montinaro, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c’è il giudice che guida, accanto c’è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l’autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l’autostrada, l’aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall’esplosione la Croma marrone non c’è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà  Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.

Ma fu lo stesso Buscetta a dirglielo :“L’avverto, signor giudice. Dopo quest’interrogatorio lei diventerà  forse una celebrità , ma la sua vita sarà  segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà  mai. E’ sempre del parere di interrogarmi?”.

YouTube Preview Image

Io ho 11 anni e’ sabato pomeriggio e sono a casa a vedere i cartoni animati, la notizia corre veloce rimbalzando su ogni antenna,su ogni tubo catodico…mia mamma appena vede l’edizione straordinaria  piange,in modo composto ma le lacrime le scendono una dopo l’altra,ha una mano davanti la bocca,scuote la testa e  ha gli occhi fissi sullo schermo…per la prima volta in vita mia inizio a capire cosa significhi la parola Mafia,e per la prima volta sento una rabbia strana,nuova,cosi’ lontana da quella dei sopprusi e i torti che fanno a scuola quelli piu’ grandi di te…non capisco proprio perche’ l’hanno dovuto uccidere,e in quella maniera poi…cosa avra’ fatto di cosi’ grave questo giudice?

Io piangero’ anni dopo da solo d’inverno in camera mia ,solo quando dopo studi e letture iniziero’ a farmi un’idea un po’ piu’ chiara di chi sia Giovanni Falcone,di cosa sia la Mafia e di quanto sia ramificata nella politica,di come l’abbia combattuta e del perche’ sia stato ucciso.Quel giorno la mia vita e’ cambiata in meglio grazie ad grande uomo ed e’ per questo che voglio ricordarlo cosi’:

YouTube Preview Image

Giovanni Falcone, “Cose di Cosa Nostra” (Rizzoli, 1991): “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande”.

ad maiora


Apr 7 2009

Chi ha paura di Genchi?

gioacchino_web

<<La procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino Genchi, nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy. Ad eseguire il mandato i ROS.

Genchi, indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy, dopo 20 anni di collaborazione come consulente delle istituzioni, ad un tratto il suo nome viene pubblicato su tutti i giornali, passa su tutti i Tg come uomo a cui Luigi De Magistris affidava le intercettazioni nelle indagini Why Not e Poseidon. I politici fanno quadrato contro De Magistris e Genchi, tutti, ad eccezione dell’Italia dei Valori.

In Senato Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, nell’ambigua posizione di persona interessata dalle indagini sulle intercettazioni, come ha dichiarato lo stesso Genchi anche in un’intervista apparsa il 27 febbraio nel blog di Grillo e ripresa anche nel mio blog, relaziona sulle verifiche condotte sull’operato del consulente. Relazione che descrive pericoli ed irregolarità con numeri da grandi occasioni: tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico archiviate in pochi giorni. Il Sismi compare tra gli organi intercettati. Inaudito, e scoppia la falsa indignazione del Parlamento. Nessuno prendere in considerazione le parole del pm De Magistris che liquida le dichiarazioni di Rutelli ed “il caso Genchi” come “una grande bufala” per screditare la validità dei risultati nelle indagini a lui sottratte.

Chi ha paura di Genchi? Oppure: da quando si è cominciato a parlare di Gioacchino Genchi? La risposta a una di queste domande spiegherebbe tutto.

Il suo nome è legato ad un filo d’arianna che conduce all’inchiesta Why not attraverso Luigi Apicella, il procuratore di Salerno rimosso dall’ordine e sospeso dallo stipendio per aver avviato la perquisizione ed il sequestro degli atti ai colleghi di Catanzaro.
Passa attraverso il giornalista Carlo Vulpio del Corriere della Sera rimosso anche lui dal direttore della sua testata dopo due anni di articoli sulle inchieste Poseidon e Why not. Ancor prima passa attraverso il capitano Pasquale Zacheo, il «braccio destro» di De Magistris nell’inchiesta «Toghe lucane», trasferito con urgenza. Arriva fino al pm Luigi De Magistris a cui furono sottratte le indagini in questione con un trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie.

De Magistris si avvaleva di Gioacchino Genchi per decodificare i tabulati telefonici, così come a vario titolo se ne sono servite le istituzioni per molti anni. Gioacchino Genchi non intercettava quindi, semmai assemblava del tutto legittimamente tabulati telefonici forniti di volta in volta dai magistrati.

L’inchiesta Why not riguarda miliardi e miliardi di euro di fondi pubblici e finanziamenti scomparsi dietro un sistema politico ed affaristico da far tremare il sistema Paese. La colpa di Giacchino Genchi potrebbe dunque essere quella di essersi trovato al momento giusto nell’indagine “sbagliata”. Un’indagine il cui esito avrebbe certificato l’esistenza di una nuova P2, attiva e saldamente alla guida delle più importanti funzioni dello Stato.>> [Fonte]

Le ultime notizie che mi arrivano dal blog del dottor Genchi sono queste :”cari amici, poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio dalla Polizia di Stato.Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.” datata 23 Marzo 2009.

E’ molto facile capire perche’ non si sia parlato del caso Genchi nelle varie tv e che la notizia sia passata in sordina.E’ proprio per questo che voglio riproporla qui,non voglio che Eroi come Genchi vengano dimenticati e messi da parte perche’ hanno fatto il loro dovere,perche’ hanno pestato i piedi a potenti intoccabili.NON E’ QUESTA L’ITALIA CHE VOGLIO,NON SONO QUESTI I VALORI CON CUI I MIEI GENITORI MI HANNO CRESCIUTO;proprio per questo non riesco a far finta di niente quando un onesto funzionario dello stato viene fatto passare per un delinquente.

Ho mandato una mail al dottor Genchi poco fa,per dirgli di non mollare mai,per esprimendogli tutta la mia stima e il mio rispetto.Sono le persone come lui a darci l’esempio…devono sapere di non essere sole…devono sapere che crediamo in loro.

Per conoscerlo un po’ meglio vi posto questa sua intervista su youtube:YouTube Preview Image

ad maiora


Apr 2 2009

A volte ritornano…

mafia2

Sono fiero di raccontare,come mio primo post su questo nuovo blog, fatti di tale importanza.

Questa e’ una storia di amicizia, coraggio e di dignita’, una storia che va raccontata,anzi no,va urlata perche’  il far finta che un male non esista e’ il modo migliore per farlo crescere e renderlo piu’ forte.

La nostra avventura si svolge a Palermo dove i nostri  eroi,un gruppo di amici affiatati,decidono finalmente di fare un passo decisamente importante nella loro vita…ma qui mi fermo come narratore e divento con voi spettatore perche’ ritengo che sia giusto ascoltare la nostra storia proprio dalle parole di uno dei nostri protagonisti…quindi shhh,che lo spettacolo abbia inizio…

[tratto dal sito di  ADDIOPIZZO]

“..All’origine c’è il desiderio. Il desiderio di aprire un piccolo pub nel centro storico di Palermo, un locale che offra solo beni prodotti e commercializzati nel maggior rispetto possibile dei lavoratori, dell’ambiente e della salute del consumatore. Un posto con un angolo per fare controinformazione, dove conoscere belle ragazze con idee simili alle nostre, dove mettere solo la musica che piace a noi e servire da bere al le persone che come noi si ritrovano spesso fino a tarda notte attorno a un tavolo a bere e fantasticare su un mondo che non c’è. Sostanzialmente il nostro desiderio era (ed è) quello di passare dall’altra parte del bancone per testimoniare con il buon funzionamento di un posto del genere che un’altra città è possibile. Insomma, una sera come tante altre si fantasticava sulla possibilità di aprire un posto del genere, e siccome non abbiamo una lira per realizzarlo, con buona pace del principio di realtà, si fantasticava a briglia sciolta. Tant’è che a un certo punto qualcuno esclamò: ragazzi adesso basta con le seghe mentali! Sapete com’è, essendo tutti alle soglie dei trent’anni a turno ognuno di noi si prende la briga di richiamare gli altri all’ordine, all’ordine dell’esistente. Per inciso, è un richiamo che accetto solo da un amico.
- Però, se è vero che Lucia riesce a trovare un posto con un affitto poco più che simbolico, potremmo pensare di redigere un progetto per avere un finanziamento pubblico.
- Ma tu non dovevi fare il professore?
- Io sulla carta lo sono già e comunque anche tu, non stai per diventare medico?
- Ci dobbiamo rompere il culo per fare il lavoro per il quale abbiamo studiato!
- Se facessimo i turni… L’ultimo bicchierino?
- Basta, a letto!
- Va buo’, quando Lucia avrà trovato il posto…
- Bravo, ne riparliamo
- Notte raga’.
E che notte! Mi ero fatto prendere troppo dalla discussione,e quando è così non riesco mai ad addormentarmi subito. Per distrarmi misi su un CD di un musicista africano prestatomi da Dino (un altro della banda, amante dell’Africa), un certo Habib Koite. Lo stratagemma funzionò fino al termine della musica, ma nel dormiveglia che nel frattempo era sopraggiunto i pensieri ripresero a scorrere come un magma. Che però si arrestò presto contro la domanda che non m’aspettavo: e se poi ci vengono a chiedere il pizzo che facciamo? …no, non lo paghiamo! … minchia, però se ci rifiutiamo solo noi poi ci bruciano il locale. Ma che palle! Ma è mai possibile che devono pagare tutti senza fiatare? E non mi vengano a dire che non è così! … ma di che mi preoccupo, sto solo fantasticando… ma è mai possibile che in questa città uno non si può fare nemmeno le seghe mentali in santa pace?! Lascia perdere Errico, dormi!
Un istante dopo , però, mi venne in mente una frase già bella e fatta. La ripetei a bassa voce tra me e me e mi alzai di scatto per appuntarmela: Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.Il giorno dopo raccontai tutto ai miei amici e cominciammo a ragionarci su.
Sembrò subito a tutti un’affermazione forte e immediata, espressione di una violenta e precisa presa di coscienza. Decidemmo di ricorrere agli adesivi perchè ci pareva la maniera più semplice per raggiungere il maggior numero possibile di persone. Diciamo pure l’unica. Essendo dei “signor nessuno” non abbiamo fatto altro che prenderci lo spazio che ci serviva per esprimere il nostro pensiero.
Facemmo grosso modo questo ragionamento: Se uno camminando per strada si ritrova all’improvviso questa affermazione come può reagire? Se risulta falsa potranno pacificamente mandarci a quel paese, incazzarsi, dire noi non siamo un popolo che paga il pizzo. Ma se viene giudicata vera? Allora non potranno mandarci a quel paese, allora vuol dire che è vero che il fenomeno è tanto diffuso quanto consapevolmente passato sotto silenzio.
L’idea dell’adesivo ci era venuta subito, ma da lì ad andare per strada la notte ad attaccarli passarono quasi due mesi. Dopo qualche settimana cominciammo a vederci appositamente per parlare del perché, del percome e dei possibili rischi. Dalla volta in cui durante uno di questi incontri Antonio mise su Get up, Stand up for your rights di Bob Marley & The Wailers, cominciammo a comportarci come una vera e propria banda, se non altro perché sapevamo che saremmo andati ad affrontare in maniera nuova un argomento bandito dal dibattito pubblico. Il gruppo si affiatava sempre di più, grazie anche all’umorismo che apriva e chiudeva ogni nostro incontro. Prima ancora di aver fatto stampare gli adesivi avevamo già redatto la prima bozza del documento di “rivendicazione” (pubblicato integralmente sull’edizione cittadina di “la Repubblica” dell’uno luglio, adesso consultabile, insieme a tanti altri materiali e informazioni utili, all’indirizzo www.addiopizzo.altervista.org ), ma senza neanche sapere perché continuavamo a temporeggiare. Eravamo preoccupati non si sa bene di cosa, certo non di ricevere una multa per affissioni abusive, con quello che stavano combinando i politici alla vigilia delle europee con le loro belle faccie da culo appese ovunque per le strade.

Era come se alle nostre motivazioni mancasse qualcosa. E quel qualcosa furono le parole dette dalla signora Pina Maisano Grassi. Arrivate mentre rimuginavano sulla nostra idea, quelle parole ci fecero sentire una grande senso di responsabilità e di solidarietà. Furono la rivelazione istantanea che la vita di ognuno è legata a quella di ogni altro. E che un tessuto civile è l’espressione consapevole di questo dato.
La frase dei nostri adesivi può sembrare un’espressione di rabbia, ma in realtà non fa altro che fare leva sull’amor proprio di ognuno. Settimane di discussioni e le parole della vedova Grassi ci fecero capire che la vita di ognuno di noi è liberamente legata a quella di ogni altro solo là dove si è capaci di esprimere un genuino amor proprio, e che se un siciliano vuole dare un giudizio sulla mafia, in una maniera o nell’altra, dovrebbe darlo anche su sé stesso, sulla sua maniera di stare insieme agli altri.
Il pizzo è uno strumento per controllare in maniera capillare il territorio, quindi è il simbolo della negazione della sovranità popolare. Il nostro adesivo è listato a lutto, ma è il contrario di ciò che appare, è espressione di amore. Se non fosse così non ci saremmo mai spinti a spendere un po’ di soldi e molte ore per farlo e attaccarlo in giro.
Questo dovrebbe aiutare a capire meglio anche il nostro anonimato. Noi vogliamo che quelle siano le parole di tutti i siciliani, mettano fuori l’umiliazione segreta che ci rode dentro e ci mettano davanti agli occhi la possibilità di dire basta e riappropriarci della sovranità sulla nostra vita. Consideriamo la nostra idea il sintomo di un qualcosa che va ben al di là delle nostre personali biografie, e poiché speriamo che alle nostre azioni seguano cose ben più importanti, vogliamo evitare che l’attenzione si sposti su di noi piuttosto che sul problema. Vogliamo essere piccola parte di una storia collettiva che si sta ancora scrivendo.
Per il momento da sette siamo diventati una trentina.

Sono le 23:50 del 28/08/04, domani è l’anniversario dell’omicidio di Libero Grassi e fra qualche ora trenta giovani siciliani (nessun imprenditore o commerciante) cercherà di compiere delle azioni che rilancino la mobilitazione contro il pizzo. Se andranno a buon fine saranno un contributo al movimento che speriamo prenda piede: un movimento di autoeducazione popolare finalizzato alla liberazione delle nostre menti e del territorio dalla mafia.
Sono un po’ nervoso, ma fiducioso, sto ascoltando Redemption song di Bob Marley.
Se qualcuno mi dovesse domandare come andrà avanti tutta questa storia, ora come ora, l’unica cosa che saprei rispondere è: Amunì, e comu finisci si cunta!”

…e qui cala il sipario con lo scrosciante applauso del pubblico direte voi…beh purtroppo questa non e’ una storia di fantasia,anche se vi assicuro vorrei che lo fosse,questo e’ quello che e’ accaduto e accade ogni giorno a chi cerca di opporsi ai prepotenti…e come ho detto all’inizio e’ proprio adesso che dobbiamo urlare e combattere un male chiamato MAFIA,un male che si nutre dell’ipocrisia e della paura delle persone,della loro omerta’.

Lo ripeto, non e’ una storia di fantasia…proprio per questo non facciamo calare il sipario ma applaudiamo e incoraggiamo questi ragazzi che hanno avuto il coraggio delle loro azioni…

Vi prego di visitare ADDIOPIZZO per saperne di piu’ e,per chi volesse , sostenere questa causabanner7_nonpaghiamo

ad maiora