Jan 15 2010

Sciopero!

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Vorrei rendervi partecipi di un racconto che mi e’ molto piaciuto e che mi ha fatto riflettere molto;e’ uno zio che dedica questa utopica realta’ a suo nipote(che e’ una persona inteuno dei miei migliori amici).E’ un’immagine bellissima,una metafora sprezzante e realistica del precariato che vige sovrano in questo periodo nella nostra nazione.

SCIOPERO!
di Subhaga Gaetano Failla

A Carlo,
distante oltre mille chilometri dall’ultimo videogame.


<<“Be’?”
“Mi fermo qui. Non vado più avanti. Sciopero!”
“Ma che storia è mai questa? Sciopero?!”
“Basta! Ripeto: mi fermo qui. Sciopero!”
L’uomo era esterrefatto. Seduto sulla poltrona preferita, nel tepore accogliente della sua casa, giocava per l’ennesima volta con il videogame War in Iraq. Il soldato statunitense da lui manovrato, armato fino ai denti e abbigliato per difesa a imitazione d’una tartaruga gigante, aveva già ucciso una decina di ribelli iracheni. Il programma di gioco prevedeva adesso un assalto, a suon di granate ed enormi fucili, a una base di ribelli con le facce brutte quasi quanto quelle di certi leghisti nostrani. Ma il soldato yankee, invece di continuare ad ammazzare come da contratto Microsoft, si era seduto a terra portando alle labbra un’altra sigaretta.
“Sciopero!” ripeté di nuovo il killer.
“Sciopero?!” esclamò l’uomo sulla poltrona, muovendo freneticamente, invano, il gamepad. “Ma che storia è questa?”
“Da oggi proclamo uno sciopero a tempo indeterminato. Niente uccisioni, niente assalti, niente distruzioni. Niente di niente. Sto qui seduto a fumare sigarette. E adesso che ricordo, forse dovrei avere anche una canna.”
“Ma… ma… Perché fai questo? Perché scioperi?” chiese l’uomo, frastornato, rendendosi conto appena della situazione assurda, resa ancora più assurda dal fatto che in quel momento stava facendo delle domande a  un personaggio di un videogioco.
“Uno dei miei programmatori si è licenziato perché non veniva più pagato da diversi mesi. Ed è stato costretto ad andare a lavorare a oltre mille chilometri di distanza dal luogo della sua prima occupazione. Un’ingiustizia. ‘Tutti per uno uno per tutti!’ diceva John Wayne. O forse erano i tre moschettieri? Boh… Comunque, per solidarietà con il mio programmatore ho deciso di scioperare. Sciopero! Sciopero! Sciopero!” concluse il soldato, infervorandosi. Poi si calmò, frugò in una delle cento tasche del suo giaccone corazzato, trovò un pezzetto di fumo, e lentamente cominciò a rollarsi una canna.
“Ma… ma… e io? Come gioco io?” chiese l’uomo, provando ancora, attraverso il gamepad, a condurre il soldato statunitense sul successivo livello di gioco previsto. Invano. L’ex killer, aspirando una boccata di hashish, volse lo sguardo lontano, oltre le macerie irachene.>>

[Questo racconto e' gia' stato citato su http://www.zop.splinder.com/ come partecipante al GioCOCOnCOrso, per racconti con tema "VITE DA PRECARI tra creatività e follia".]


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Nov 3 2009

ciao Alda

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La mia ignoranza mi ha portato a conoscerla forse troppo tardi…ma penso e spero che recuperero’ in parte  leggendo i suoi scritti.In molti la identificano come la miglior poetessa del ‘900,altri non l’hanno mai apprezzata e capita,io la ricordo(nelle poche interviste visionate) per la stravaganza,l’onesta’ dei sentimenti e l’aulicita’ e l’eleganza nell’esprimere anche le parole piu’ comuni.Un mio amico ha avuto il privilegio e l’onore di intervistarla,io nel mio piccolo la voglio ricordare con una sua poesia che mi e’ piaciuta molto:

“Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.”

Alda Merini

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Oct 30 2009

Imagine

Perche’ me lo auguro ogni volta prima di addormentarmi…Perche’ ci spero ogni volta,quando la mattina apro gli occhi…ha sempre avuto un significato speciale per me:

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Oct 7 2009

Dedicato al Principe

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Mio nonno anni fa mi regalo’ una delle prime edizioni de “la livella”(ogni volta che lo apro si sente una magia d’altri tempi e’ incredibile!!!),e dopo anni  e’ un libro che porto sempre con me e che rileggo con gusto;che dire poi, sono cresciuto con i film di Toto’, e tutt’ora li ritengo capolavori ineguagliabili.Riescono ancora oggi a farmi ridere a crepapelle o a farmi scendere qualche lacrimuccia…perche’ come lui…non ce ne saranno mai…

ad maiora


Sep 29 2009

Psycho Games Studios

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Qualcuno,riferendosi a loro,potrebbe iniziare questo post cosi’ :”I piccoli iniziano a fare i primi passi”.Quel qualcuno non sono di certo io,non mi vedrete fare questo grave errore di valutazione perche’ questi ragazzi hanno capacita’ tenacia e intuizioni da vendere,quindi piu’ che primi passi,direi che stanno camminando nella giusta direzione e per giunta con andatura fiera e sicura.Ammiro attraverso la rete i loro lavori da anni(qui potete trovare la homepage della Psycho Games Studios),e nonostante vada particolarmente orgoglioso dell’amicizia con il founder (Andrea -Psycho- Nardinocchi nda) non vuol dire che stia scrivendo un articolo di parte (ho mandato a cagare molti amici/informatici quando non ero assolutamente d’accordo con quello che facevano o quello che dicevano).Ma arriviamo a noi e al perche’ di questo articolo:il 26 e il 27 settembre ad Ascoli si e’ tenuta la manifestazione “Ascoli Games 2009″(un importante appuntamento nella provincia di Ascoli-Piceno  per gli appassionati di gioco fumetti e cinema d’animazione)alla quale i nostri begnamini non si sono  limitati alla neutra partecipazione;infatti,il lavoro impegnativo dovuto alle tante ore di coding e debugging sul loro attuale prodotto di punta (Project Vulture nda), ha dato decisamente i frutti sperati e tanto agognati. Con tanta soddisfazione nell’aria per i risultati ottenuti,e’ doveroso ricordare i nomi dei protagonisti di questa bella storia:Andrea-Psycho-NardinocchiLuca-Masterplan-Caprini, Fabiana-Monetina-Zollo, Federico-Faith-Paciucci.

Oggi questa frase e’ per voi :<<Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione!» (citazione da “Amici miei”)>>,mio misero regalo per quello che avete conseguito.

Continuate cosi’ ragazzi e ricordate che sono tra quelli che aspettano con ansia Coding Mercenaries ;-) .

ad maiora


Jun 30 2009

GIUDIZIO UNIVERSALE

Giudizio Universale -Benigni – parte 1

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Giudizio Universale – Benigni – parte 2

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Giudizio Universale – Benigni – parte 3

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Giudizio Universale – Benigni – parte 4

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E’ stupendo questo spettacolo di Benigni…tra l’altro e’ un artista che ammiro e una persona che stimo.Quello che mi mette un po’ i brividi e’ che gia’ allora (circa 13 anni fa) Berlusconi giura  sulle teste dei figli e riusciva a scampare alla legge,Craxi vienegiustamente ricordato per quello che ha fatto,Bertinotti che crede ancora in un comunismo ormai morto,D’Alema e Buttiglione che stanno col partito della pagnotta,e mi fa sorridere che gia’ allora Fede,Feltri,Rossella,Mimun,Ferrara leccano le scarpe al BISCIONE…ma in ogni caso adoro come finisce questo spettacolo…Dio che dice:”QUESTA E’ LA SOMMA PAROLA,AMATE E BASTA!” e Mose’ che incarna la stupidita’ umana che scrive :”QUESTA E’ LA PUMMAROLA,MANGIATELA CON LA PASTA!”.

Non so voi,ma al momento preferisco ascoltare quello che utopicamente Dio dice nello spettacolo e amo e basta…spero seguiate il mio esempio.

ad maiora


Jun 26 2009

Tendopoli,barlumi di verita’

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Questa che vi riporto e’ una lettera di Andrea Gattinoni che ha scritto l’11 Maggio alla moglie dopo essere stato a L’Aquila per presentare il film”Si puo’ fare”(dove Andrea appunto e’ uno degli attori insieme a Claudio Bisio,Anita Caprioli e tanti altri bravi artisti)

<< Oggetto: HO VISTO L ‘AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case
distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino.
Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa,
quella off limits.

Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto
aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli
affettati.

Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può
Fare”. Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e
la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente
piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire,
cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di
diventare pazzo quando recitavo.

Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso
la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca, stanno
malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione
civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore
della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo.

Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli
hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che
nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola “cazzeggio”. A
venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato. La città è
completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli
ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno
accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città
sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni
roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa
gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro
auto blindate? Là ???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna
subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante,
manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un
parente.

Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto
internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da
ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso

duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L ‘Aquila.

Poi c ‘è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le
tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque
cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E ‘ come se avessero voluto
isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di
qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla.
Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del
Consiglio. Il ragazzo che me l ‘ha raccontato mi ha detto che sembrava un
venditore di pentole. Qua i media dicono che là va tutto benissimo. Quel
ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri
ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo
sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come
si fa a tenere prigioniera l ‘intera popolazione di una città, senza che al
di fuori possa trapelare niente”. Mi ha anche spiegato che la lotta più
grande per tutti là è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i
lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c ‘è più, tutto
perduto.

Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri
in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè i proprietari
devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C ‘era un silenzio
terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi
quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non
dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato là. Ci
voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in
fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei
voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.

Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo
mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori
c ‘erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha
porto un arrosticino a Michele, dicendogli “Assaggi, assaggi”. Michele gli
ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma
quello ha insistito finchè Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto
sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.

Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve
sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte

Non me lo so spiegare…io>>

Non ho paura di denunciare le prese per il culo del nostro Premier,non ho paura di farlo perche’ mentre lui va con minorenni o se ne sta’ nella sua bella villa Certosa a fare orge con le sue veline con tanto di Apicella al seguito che gli canta serenate la gente della mia terra soffre.Ha cercato in tutti i modi di togliere di mezzo l’informazione libera qui in Italia,minacciando,creando leggi che vietassero di rendere pubbliche le sue malefatte.Dai telegiornali tutti sapete che a L’Aquila la situazione e’ perfettamente sotto controllo,eppure basta leggere o ascoltare chi e’ andato veramente in quelle tendopoli o magari andarci di persona.Sono dei Lager.

Non ho paura delle minacce del nostro premier…mi viene in mente Shakespeare :”Non c’e’ terrore ,Cassio,nelle tue minacce,perche’ son cosi’ difeso nell’armatura della mia onesta’,ch’esse mi passano accanto come vento ozioso,ch’io non rispetto!” Anche se passera’ la legge ingiusta e incostituzionale ormai denominata “legge bavaglio” io,come tanti altri,non smetteremo di divulgare notizie…e mi tornano in mente le parole di Mentor che nel suo Manifesto Hacker dice:” Potete fermare me,ma non riuscirete mai a fermarci tutti!” .

E come ogni giorno si combatte…

ad maiora


Jun 25 2009

Quinto canto inferno

Per te che sei sempre nei miei pensieri:

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E’ uno dei piu’ bei canti dell’inferno,leggerlo ogni volta e’ magia…ascoltarlo da un grande attore come Benigni e’ un valore aggiunto…

<<[...]Ma dimmi : al tempo d’i dolci sospiri,

a che e come concedette amore

che conosceste i dubbiosi desiri?[...]>>

ad maiora


Jun 24 2009

Focus

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<<Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”. Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”>>

E’ una cosa su cui rifletto spesso,una questione su cui sto molto attento.Lo so e’ dura nella vita di tutti i giorni tenere alta l’attenzione,la concentrazione su cio’ che ci circonda ma vi assicuro che e’ come tenersi in allenamento parola mia,credetemi,non c’e’ niente di difficile,solo voglia di fare,solo non farsi trascinare dalla corrente che la maggior parte di noi seguono passivamente;perche’ e’ nuotare controcorrente che, anche se piu’ faticoso,anche se ci portera’ ad arrivare in ritardo rispetto a tutti gli altri o ci portera’ a sentirci degli alienati in questa societa’, ci permettera’ di assaporare a pieno le bellezze e le gioia della vita…

Provate,e ogni tanto fermatevi ad assaporare la poesia meravigliosa che ci circonda.

ad maiora


Jun 22 2009

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento

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[...]Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato,infelice.Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissa’ se e’ felice quello.Lui era Novecento, e basta.Non ti veniva da pensare che c’entrasse qualcosa con la felicita’,o col dolore.Sembrava al di la’ di tutto, sembrava intoccabile.Lui e la sua musica: il resto, non contava.

“Non devi pensare che io sia infelice: non lo saro’ mai piu’.” Mi lascio secco,quella frase. Aveva la faccia di uno che non scherzava,quando la disse.Uno che sapeva benissimo dove stava andando.E che ci sarebbe arrivato.Era come quando si sedeva al pianoforte e attaccava a suonare,non c’erano dubbi nelle sue mani,e i tasti sembravano finiti li’ per loro,e solo per loro.Sembrava che inventasse li’ per li’: ma da qualche parte,nella sua testa, quelle note erano scritte da sempre.

Adesso so che quel giorno Novecento aveva deciso di sedersi davanti ai tasti bianchi e neri della sua vita e di iniziare a suonare una musica assurda e geniale,complicata ma bella,la piu’ grande di tutte.E che su quella musica avrebbe ballato quel che rimaneva dei suoi anni.E che mai piu’ sarebbe stato infelice. [...]

[...]Non è quello che vidi che mi fermò
È quello che non vidi
Puoi capirlo, fratello? É quel che non vidi… lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne
C’era tutto
Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non fiìniscono mai e quella tastiera è infinita
Se quella tastiera è infinita, allora
Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come
fate voi laggiù a sceglierne una
A scegliere una donna
Una casa, una terra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire
Tutto quel mondo
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove fi*nisce
E quanto ce n’è
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi
solo a pensarla, quell’ enormità, solo a pensarla?
A viverla…

Io sono nato su questa nave. E qui il mondo
passava, ma a duemila persone per volta. E di desi-
*deri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che
ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi
la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave
troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo.
È una donna troppo bella. È un profumo troppo
forte. È una musica che non so suonare. Perdona-
*temi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare in-
dietro.
Per favore[...]

Amo questo libro,forse perche’ rivedo un po’ di Novecento in me e in alcune persone che posso dire di conoscere un po’ e,sognatori ad occhi aperti…amo ogni singola parola,che fa volare i miei pensieri sui tasti di quel pianoforte…e amo ancor di piu’ la persona che me ne ha fatto dono,perche’ riesce ad entrarmi ogni volta nell’anima come mai nessuno ha fatto prima.

Perche’ e’ cosi’…

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ad maiora